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COLLOCAMENTO
AL LAVORO L’inserimento
e l’integrazione sociale della persona sorda nel mondo del lavoro sono
altrettanto importanti dell’inserimento e dell’integrazione
scolastica, perché la disoccupazione è uno dei mali peggiori, in
quanto contribuisce a mantenere le persone sorde in condizioni di
emarginazione. Nell’ambito
del collocamento al lavoro, a livello nazionale il riferimento
legislativo principale è costituto dalla Legge 12 marzo 1999, n. 68,
anche se alcune indicazioni in materia di lavoro si ritrovano anche
nella già citata legge-quadro 104/92. La
Legge 68/99 ha sostituto la vecchia Legge
482/68, che ha suo tempo aveva riordinato le norme in materia di
collocamento al lavoro, prevedendo, tra le altre cose: >
che nelle aziende private o nelle pubbliche Amministrazioni con
oltre 100 dipendenti fosse riservata per i sordomuti una percentuale del
5% dell’aliquota
complessiva da riservarsi per i lavoratori disabili; >
che fosse istituita in ogni provincia, presso l’Ufficio
Provinciale del Lavoro e della Massima Occupazione, una Commissione
provinciale per il collocamento obbligatorio, all’interno della quale
era esplicitamente prevista la presenza di un rappresentante dell’Ente
Nazionale Sordomuti, provinciale; >
che presso la Commissione centrale per l’avviamento al lavoro e
per l’assistenza ai disoccupati fosse istituita una Sottocommissione,
dentro la quale era sempre prevista la presenza di un rappresentante
dell’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordomuti; >
l’istituzione di elenchi separati perle singole categorie di
disabili; >
assieme alla richiesta di iscrizione, ad una dichiarazione di un
ufficiale sanitario e alla necessaria documentazione concernente la
sussistenza dei requisiti per il diritto al collocamento obbligatorio,
fosse indicate anche, le attitudini lavorative e professionali del
richiedente anche in relazione all’occupazione cui aspirava. La
Legge 68/99, se da un lato desta qualche perplessità in quanto non
prevede più la distinzione per categorie nè nella determinazione delle
aliquote riservate i lavoratori disabili, né nelle graduatorie,
dall’altra è innovativa rispetto alla precedente normativa
soprattutto in quanto si ispira ad una diversa filosofia
dell’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro: l’inserimento
non viene più fondato solo sulle diverse percentuali di invalidità ma
sulle capacità lavorative residue. La
legge, inoltre, parla esplicitamente di “promozione
dell’inserimento e della integrazione lavorativa delle persone
disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno
e di collocamento mirato” (art. 1), e dove per collocamento
murato si intende “quella serie
di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare
adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative
e di inserirle nel posto adatto, attraverso analisi di posti di lavoro,
forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi con
gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi
quotidiani di lavoro e di relazione” (art. 2) L’effettiva
applicazione di questa legge, come di quella precedente, tuttavia non è
stata priva di problemi e difficoltà, anche per la mancanza dei
relativi decreti attuativi, che sono stati emanati in tempi successivi.
A livello provinciale, poi, la situazione per i sordi è ancora più
problematica a causa della L.P. 16 giugno 1983, n. 19, che se da un lato
prevede la promozione di “progetti
finalizzati all’integrazione, professionalizzazione, accesso al lavoro
dei soggetti portatori di handicap e degli invalidi civili o del lavoro,
mediante assistenza e finanziamento del tirocinio guidato” (Art.
4), dall’altra non prevede alcun rappresentante dell’ENS nè
all’interno della Commissione provinciale nè all’interno di quella
locale, per l’impiego, l’assistenza e l’orientamento dei
lavoratori nell’avviamento al lavoro e per il controllo sul
collocamento (Art. 6 e Art. 20). Nonostante
ciò, sin da subito la Sezione Provinciale ENS di Trento ha avviato una
stretta collaborazione con l’Agenzia del Lavoro della Provincia
Autonoma di Trento per una corretta ed per quanto possibile concreta
applicazione della normativa. Da
un recente incontro tra l’Assessore al Lavoro, l’Agenzia al Lavoro e
i rappresentanti delle associazioni rappresentative dei disabili, è
emerso che la situazione trentina può essere considerata soddisfacente.
In particolare, riguardo ai sordi trentini è stato evidenziato il
progetto specifico promosso per il loro collocamento al lavoro; progetto
in cui non solo sono state messe in gioco una serie di strumentazioni
specifiche, sia in termini di interpreti che di supporti di vario tipo,
ma è stato realizzato anche un accompagnamento di questi soggetti verso
un’attività che tenesse conto delle loro aspirazioni ad un certo tipo
di lavoro, cercando di dare anche un senso alla professionalità. Il
risultato è che il cosiddetto gruppo storico di disoccupati è stato
praticamente quasi annullato, e adesso,
le energie e l’impegno della Sezione provinciale ENS si muovono in tre
direzioni fondamentali: 1)
il collocamento dei giovani sordi disoccupati; 2)
la soluzione di situazione di mal-occupazione presenti; 3)
la realizzazione di strumenti a favore di un mantenimento di un
buon rapporto di lavoro, per le persone già inserite. Infine,
non va dimenticato che è fondamentale promuovere anche progetti,
strumenti, strategie, per intervenire sensibilizzando le famiglie e le
istituzioni, già al livelli pre-lavorativo e scolastico, perché i
giovani sordi possano acquisire una reale preparazione culturale e
scolastica, quale premessa indispensabile per il successivo corso di
formazione professionale e quindi l’inserimento nel mondo del lavoro. |
Progetti formativi
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Corso "" progetto "Alla Pari" Villa S. Ignazio in collaborazione con l'E.N.S. di Trento Abbiamo
partecipato a questo corso |